Storie e disegnidall’Europa orientale

Nell’Europa centrale e orientale la storia del fumetto è come una sotterranea rete carsica di esperienze singole e collettive ora affioranti ora soppresse, a volte ignorate altre dissimulate. Una tradizione in incognito, a lungo dimenticata, che oggi variamente s’innesta in una nuova scena, che vibra nell’intreccio delle varie influenze del fumetto globale. Rispetto ai territori limitrofi dell’animazione e dell’illustrazione, che pure lo nutrono, lo spazio del fumetto si sviluppa nell’Est Europa in maniera selvatica, a volte i suoi frutti possono risultare un po’ aspri ai palati occidentali, ma si tratta semplicemente di sapori nuovi.

Baba Jaga Fest non vuole descrivere una scena, nemmeno un insieme di scene, perché questo equivarrebbe a delimitarle. Cerca incontri, non disegna mappe.
Vuole mescolare, ibridare, creare occasioni d’incontro. Senza dimenticare, tuttavia, che un incontro è tanto più proficuo quanto è paritario, e allora ecco anche la riscoperta delle tradizioni nascoste di cui sopra, e lo sforzo per contrastare la compiaciuta, ingiustificabile ignoranza degli Europei d’occidente rispetto alle cose del (loro) est.

Se osserviamo le ultime generazioni, non si può distinguere troppo tra autori dell’est e dell’ovest: c’è scambio, condivisione, che avviene attraverso la rete, ma anche a causa dell’emigrazione di autori e autrici verso Paesi dell’Europa occidentale. Forse qualche differenza generalizzabile c’è, e crediamo si possa individuare in una propensione per la narrazione breve o, in ogni caso, magari strutturalmente frammentaria anche nelle opere di più ampio respiro, rispetto ai caratteri di quello che chiamiamo graphic novel. Per qualcuno potrebbe essere il segno di una non raggiunta maturità, per altri (per noi) è il riflesso di una diversa cultura del raccontare, ma anche il riconoscimento di specifici poteri del fumetto che la forma canonica del graphic novel tende a imbrigliare, se non a inibire.

Serena Dovì e Alessio Trabacchini

Direzione artistica Baba Jaga Fest


Il poster di questa edizione

Questo festival si ispira alla casa della Baba Jaga, una casa che, muovendosi sulle sue lunghe zampe di gallina, sfida il concetto di confine. Una casa che coincide con il viaggio.

Il poster di Jindřich Janíček per Baba Jaga Europe, nella variante Baba Jaga Fest 2024.

E viaggiare è un’avventura costellata di prove. Fosse anche un guasto al motore, come quello che si trovano ad affrontare i protagonisti del manifesto creato da Jindřich Janíček: un furgone in panne, con un gruppo di persone che, nell’attesa di ripartire, si radunano sotto un imponente manifesto pubblicitario del Baba Jaga Fest. Un meta-poster che suggerisce una direzione da seguire.

L’importanza di Baba Jaga Festper le Industrie Fluviali

Un elemento fondativo dell’identità delle Industrie Fluviali è stata la centralità dei linguaggi ibridi. In quanto ecosistema culturale e spazio multiforme che agisce senza tracciare confini rigidi, infatti, le Industrie si sono fin da subito connaturate come casa per la ricerca, lo sviluppo e la realizzazione di produzioni culturali dall’approccio trasversale.

È in tale ottica che già nei primi mesi di attività – in pieno lockdown – prendeva vita, sulle pagine di industriefluviali.it, la rubrica Fumetti dal Futuro a cura di Serena Dovì.

Nel fumetto abbiamo riconosciuto la massima espressione di un’ibridazione di linguaggi che si fa forma d’arte. In esso si sintetizzano un registro letterario e uno visivo, convivono elementi testuali e disegni, sequenze affini all’arte cinematografica e traslitterazioni sonore. Vi abbiamo identificato il fulcro nobile attorno al quale orbita un lungo elenco di forme espressive che riconduciamo, semplificando, all’espressione narrazione per immagini.

A un anno dalla pubblicazione, l’esperienza di Fumetti dal Futuro sarebbe confluita nel desiderio di dedicare al fumetto un evento festivaliero. Con il decisivo contributo di Alessio Trabacchini, nel 2021 nacque così Baba Jaga Fest, un festival dedicato alla narrazione per immagini nel quale, accanto al fumetto, illustrazione, grafica e video concorrono per varie vie a rispondere a un impulso primordiale: raccontare una storia.

Un racconto che si serve delle espressioni del contemporaneo, di sperimentazioni e innovazioni, e che si dipana fra gli estremi geografici del continente.
Non solo la vocazione ibrida di Baba Jaga Fest trova una casa ideale alle Industrie Fluviali. Esso agisce per mettere in contatto esperienze diverse da paesi diversi, favorendo la rappresentazione del sotto-rappresentato, l’incontro, il dialogo. Esattamente ciò che le Industrie Fluviali perseguono nel loro quotidiano di community hub, di piazza aperta, di centro di produzione culturale.


Gabriele Scorzoni

Cultural manager Industrie Fluviali

L’importanza di Baba Jaga Festper le Industrie Fluviali

Un elemento fondativo dell’identità delle Industrie Fluviali è stata la centralità dei linguaggi ibridi. In quanto ecosistema culturale e spazio multiforme che agisce senza tracciare confini rigidi, infatti, le Industrie si sono fin da subito connaturate come casa per la ricerca, lo sviluppo e la realizzazione di produzioni culturali dall’approccio trasversale.

È in tale ottica che già nei primi mesi di attività – in pieno lockdown – prendeva vita, sulle pagine di industriefluviali.it, la rubrica Fumetti dal Futuro a cura di Serena Dovì.

Nel fumetto abbiamo riconosciuto la massima espressione di un’ibridazione di linguaggi che si fa forma d’arte. In esso si sintetizzano un registro letterario e uno visivo, convivono elementi testuali e disegni, sequenze affini all’arte cinematografica e traslitterazioni sonore. Vi abbiamo identificato il fulcro nobile attorno al quale orbita un lungo elenco di forme espressive che riconduciamo, semplificando, all’espressione narrazione per immagini.

A un anno dalla pubblicazione, l’esperienza di Fumetti dal Futuro sarebbe confluita nel desiderio di dedicare al fumetto un evento festivaliero. Con il decisivo contributo di Alessio Trabacchini, nel 2021 nacque così Baba Jaga Fest, un festival dedicato alla narrazione per immagini nel quale, accanto al fumetto, illustrazione, grafica e video concorrono per varie vie a rispondere a un impulso primordiale: raccontare una storia.

Un racconto che si serve delle espressioni del contemporaneo, di sperimentazioni e innovazioni, e che si dipana fra gli estremi geografici del continente.
Non solo la vocazione ibrida di Baba Jaga Fest trova una casa ideale alle Industrie Fluviali. Esso agisce per mettere in contatto esperienze diverse da paesi diversi, favorendo la rappresentazione del sotto-rappresentato, l’incontro, il dialogo. Esattamente ciò che le Industrie Fluviali perseguono nel loro quotidiano di community hub, di piazza aperta, di centro di produzione culturale.


Gabriele Scorzoni

Cultural manager Industrie Fluviali